V Domenica del Tempo Ordinario – 8 febbraio 2026

Le letture di oggi mettono al centro l’immagine della luce.

Essa, come tale, non si vede, le onde luminose sono fuori dalla portata visiva, noi vediamo solo gli oggetti illuminati.

Noi non siamo fonte di luce, perché la luce è solo Dio.

Nella professione di fede, non a caso, si definisce il Figlio “Luce da Luce”.

Nella metafora usata da Gesù egli dice infatti: “Vedano le vostre opere buone e rendano gloria a Dio”.

Lui è fonte della luce. Lui è la luce che illumina gli ambiti oscuri e chiede trasparenza interiore. 

Ma in che senso Gesù dice ai discepoli “Voi siete il sale della terra, la luce del mondo”?

Certamente questa espressione va letta con una chiave di lettura che è un’altra espressione di Matteo nel cap. 23 al versetto 27: “Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati”. 

Ciò vuol dire che bisogna stare attenti dall’ostentare le buone opere nella condotta individuale.

Al contrario, globalmente presi, i discepoli vengono paragonati a una “città collocata sopra un monte”.

Può darsi che non ogni finestra sia illuminata, ma vi sono abbastanza lumicini perché la città attiri l’attenzione dei viaggiatori.

La gloria del Signore accompagnerà coloro che “soddisfano i bisogni” degli indigenti, dice Isaia nella prima lettura.

Essa li fortificherà e illuminerà le tenebre nelle quali il peccato li aveva sprofondati. 

Il Vangelo va oltre. I discepoli hanno già in loro la luce di Dio. 

Il bene che essi compiono li fa risplendere davanti agli uomini perché rendano gloria al Padre fonte della luce. 

La luce deve essere posta sui lucernari e non rivolta su se stessi. 

Come afferma Paolo bisogna lasciare tutto il campo alla potenza di Dio!